03/05/2012
Ho trovato un lavoro
L'espressione facciale ridicola con cui ogni volta, con una periodicità di circa 3-4 mesi, realizzo di avere un blog.
Questa volta ne approfitto per annunciare un po' di cose, che altrimenti solo per una non mi sarebbe mai venuto in mente di perdere tempo a scrivere queste righe... e tranquilli, il titolo è solo uno scherzo.
Primo: è nato un gruppo di autori satirici, narratori e battutisti variopinti, suo padre è Waxen, si chiama Diecimila.me ed è ancora scosso dallo schiaffo alle natiche dell'infermiera, ma già parla. Sentite quello che ha da dire e non ve ne pentirete.
http://www.diecimila.me/
Secondo: è nato un blog di scrittura surreale, un pata pata letterario, suo padre è Tabagista, anche lui è appena venuto al mondo e investito dal suo caos ha già cominciato ad elaborare complessi di Edipo e bisogni. Si chiama Lunedì Partiamo.
http://lunedipartiamo.wordpress.com/
Il bello è che entrambi mi hanno tirato dentro a loro rischio e pericolo e malgrado praticamente negli stessi giorni. Sono due cose splendide e sono proud di collaborare con loro.
Tutto qui? No, sotto vi lascio il testo di "Ho trovato un lavoro", un pezzo breve scritto per Diecimila.me, che per esigenze di spazio è stato pubblicato in versione ridotta.
Ho trovato un lavoro
Una mattina, cioè dopo i Simpsons, ero in casa a cercare lavoro. C'era una pila di vestiti alta come Tyrion Lannister sul mio letto. E altrettanto lasciva. In compenso avevo fatto amicizia col gabbiano che ci bivaccava sopra. Passavamo delle splendide mezz'ore insieme, appollaiati di fianco al rivolo del percolato dell'intimo, a giocare ad Angry Birds. Era strano però: empatizzava coi maiali.
Ma il lavoro non era sotto quel cumulo. Lo sapevo perchè lo spostavo continuamente dalla sedia al letto, dal letto alla sedia. Anche il gabbiano poteva confermare. Lo cercavo come si cerca un senso a questa vita: dietro i libri, sotto le carte, tra i cavi del pc, niente... quando a un certo punto vicino alla finestra... se ne stava lì... che mi guardava coi suoi occhioni irresistibili. Era un cucciolo di lavoro. Di quelli che susciterebbero un "aww" persino ad Anders Breivik.
Venni però preso dai dubbi: lo potrò mantenere? Avrò voglia di portarlo a fare i bisogni? Non è che poi è di quelli che cresce troppo? E se è pieno di vermi? Poi mi ricordai che in fondo il lavoro è il miglior amico dell'uomo. Così aprii la finestra.
Lui dispiegò le sue ali, mi guardò un'ultima volta e volò via, libero. "Vai, cambia le prospettive al mondo" pensavo. Al primo colpo di vento si spiaccicò al suolo come un kiwi. Io tornai in camera, il gabbiano stava cazzeggiando s'un social network col mio account. A parte la tastiera scagazzata, scriveva meglio di me. Decisi di dargli un nome. Magari di penna. Magari Agapito.
.
.
.
Ma non poteva terminare qui, come ogni post da blog figo che si rispetti deve avere almeno un'immagine, ebbene, eccola qui. E' di Marco Tonus e dentro ci trovate La Privata Repubblica e dentro ci trovate Isernia. Meglio di così non vi poteva andare.
fine, bai!
15:39
Scritto da: demerzelev
| Link permanente | Commenti (2)
|
Segnala
| OKNOtizie |
Facebook
13/02/2012
Ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare le bombe italiane.
Il cratere tipico lasciato dalle bombe italiane
L'Italia è nella Nato per difendersi. Ma se qualche alleato va in guerra tanto vale andarci anche noi.
I soldati italiani servono solo come aiuto tecnico. Ma dato che ci sono fanno anche qualche missione.
I nostri ragazzi sono in costante pericolo di vita. Quindi visto che ci sono è meglio che possano sparare.
Le nostre sono missioni di sicurezza a terra. Ma dato che ci siamo usiamo anche gli aerei.
I nostri caccia sono sufficienti a controllare lo spazio aereo. Ma dato che ci siamo ce ne compriamo altri 131.
Ricordiamoci comunque che la nostra è un'attività solo di controllo. Ma dato che ci siamo montiamo anche le bombe.
Le nostre bombe serviranno solo di supporto all'attività dei nostri soldati. Ma dato che ci siamo le sganceremo anche su qualche obbiettivo militare.
I principali obbiettivi sono i nascondigli dei ribelli. Ma visto dove sono colpiremo anche qualche casa.
In ogni caso si tratterebbe di un tragico incidente. Ma dato che ci siamo bisogna continuare per il bene della popolazione.
I civili morti sono il prezzo da pagare per garantire la sicurezza. Quindi visto che ci siamo cerchiamo di essere proprio sicuri sicuri sicuri.
E' grazie alla sicurezza che un paese può maturare forme autonome di democrazia. Ma visto che ci siamo glielo diciamo noi come fare.
La nostra presenza permette a quel popolo di superare al meglio la guerra. Ma visto che siamo rimaniamo a controllare.
Rimarremo in quel paese finché la popolazione non sarà libera. Ma dato che ci siamo fermeremo ogni focolaio di rivolta.
Perché solo con la stabilità si può avere la pace. E voi avete mai sentito che silenzio dopo l'esplosione di una bomba?
Demerzelev
19:50
Scritto da: demerzelev
in sfoghi | Link permanente | Commenti (0)
|
Segnala
| Tag: pizza, guerra, bombe, italia | OKNOtizie |
Facebook
30/01/2012
Meglio cardi che mais
De Profundis
Quelli che vennero la chiamarono Atlantide, ma la sostanza in cui sprofondò il Paese non era certo la leggenda.
Tutto cominciò all'improvviso, anche se molti anziani e qualche folle cominciarono da molto prima ad avvisare l'arrivo del disastro. Vennero sedati con la speranza, ansiolitici, cronaca nera e gattini.
Anche alcuni giovani si accorsero di ciò che stava per accadere. Ma prima che i canti suadenti delle labbra peniche delle deputate li portassero a schiantarsi sugli scogli imbottiti dei loro salotti, abbandonarono il paese. Come unico ricordo della loro terra portarono un carillon triband, su cui era inciso un motivetto estrapolato da una canzone dei White Stripes.
Li chiamarono cervelli in fuga, ma non tutte le loro menti riuscirono a raggiungere le rive desiderate. Molti infatti vennero dichiarati dispersi durante le perigliose navigazioni solitarie. Alcuni pescatori dicono infatti di aver visto con i propri occhi i loro spiriti pubblicare status radical chick nei pressi delle correnti dei social network.
Altri ancora presagirono il funesto evento interpretando le interiora di alcune specie prese a campione. Il fegato degli operai, la milza degli insegnanti, lo stomaco dei poliziotti, i polmoni delle partite iva, il cuore dei pastori, il pancreas dei commercianti... le viscere vennero analizzate attentamente dagli auruspici e dagli statistici. I responsi espressi in grafici a torta furono pessimi.
Ma nonostante questi segnali la catastrofe raggiunse il Paese trovandolo impreparato. Non furono le onde di chissà quale tsunami da record a provocarla, nessuna spettacolare massa d'acqua da rivedere in maniera ossessiva nei telegiornali mentre distrugge qualcosa di lontano. No, il Paese non venne toccato dal sublime quando, in maniera inesorabile e semplice, la terra si defilò. Da quel momento il rendimento dei suoi buoni decennali si misurò con la scala Richter.
Allora la globalità liquida sopraffece ogni cosa, trovandola sprofondata sotto il proprio livello. Il tutto comunque avvenne in maniera lenta, annunciata, considerata, discussa, documentata, sindacalizzata, legiferata, protestata, condivisa. Il Paese venne sommerso e si fece sommergere nello stesso fatale movimento, dopo il quale tutto si ritrovò ad essere semplicemente inabissato. E se prima la superficie era qualcosa su cui camminare con disattenzione, salvo non calpestare i senzatetto e il popolo viola, in quel momento divenne cielo, sede di ogni sogno, mistico aldilà di una respirazione ultracquea.
Tutto venne a mano a mano sommerso. Per prima cosa il lavoro, poi il commercio in senso lato, e perfino il profitto. Ogni spiritualità ovviamente discendeva la stessa china, così la cultura, la memoria, le arti, i mass media. Poi le istituzioni, le chiese, i sindacati, le burocrazie, le associazioni di categoria, le caste, le comunità, le famiglie, i centri sociali, i forum, i fanclub dell'ortofrutta. Seguirono le convenzioni, i collegamenti, i simboli, le parole, le immagini, le faccine. Fino all'individuo, la singola persona, la singola idea, il singolo momento, la singola relazione, l'onanismo. Tutto precipitò sul fondo, lontano da quel cielo sempre più full hd, sempre più all led.
Ma ci fu anche chi da questo ne trasse vantaggio. In un Paese ormai subacqueo, ridotto a relitto, l'unica giurisdizione riconosciuta era la legge dell'abisso, al punto da diventare parte del metabolismo ormai mutato degli esseri che subumani ancora vivevano. Piovre, squali e meduse, lontani dall'essere esclusivamente protagonisti di fiction, film e documentari più famosi che potenti, si presentarono puntuali e prepotenti nel loro habitat naturale, amministratori e vessatori di un popolo di pseudo snorky.
Non fu facile abituarsi alla vita sottomarina, ma dopo un po' di tempo già si potevano notare dei curiosi fenomeni evoluzionistici. Specie nelle nuove generazioni, cominciarono ad apparire dei mutamenti genetici adattivi: branchie, pinne, tentacoli, squame... pur di sopravvivere in quell'ambiente ostile gli esseri umani svilupparono ogni tipo di upgrade, risultando via via sempre più performanti, flessibili, multitasking e all'occorrenza indignati, violenti e attention whores. Ogni nuova versione dell'umano veniva annunciata dagli opinion leader del mondo liquido ai loro followers con entusiasmo e/o sarcasmo.
Altri, forse i più refrattari ad un cambiamento biologico, elaborarono una differente strategia di sopravvivenza. Più che un'alternativa alla tragedia, una tragica alternativa. Tumulati di tecnologia e materiali sintetici si costruirono un telaio da palombaro ad atmosfera protetta. Si muovevano lenti e accorti attraverso il fluido, respirando a intervalli rigidamente regolari la loro bolla di felicità ad aria compressa. Per minimizzare gli sprechi, il nutrimento veniva tratto direttamente da ciò che veniva secreto. Le provviste in eccesso venivano conservate in appositi silos. Al di fuori, contemporaneo e innegabile, l'intenso silenzio.
Ovviamente per qualcuno era troppo. Molti si suicidarono attaccandosi a bombole d'inchiostro, altri con un'iniezione di ipnotossina, altri ancora ingoiando una dose eccessiva di perle. Il numero complessivo comunque non era preoccupante e in generale le morti si susseguivano come prima. Solo il rito dell'estremo saluto era cambiato. I corpi non venivano più seppelliti. Il funerale si svolgeva con la salma sospesa a un metro dal fondo. Rimaneva così per un giorno. Poi le veniva insufflato ossigeno nei polmoni che assieme ai gas di decomposizione la faceva decollare nell'acqua come una cadaverico palloncino. I cari del defunto lo potevano così veder ascendere, letteralmente, shuttle della sua anima. Almeno così citavano i testi sacri opportunamente modificati dopo lo sprofondamento.
Non più semplicemente peninsulato, nemmeno isolato, il Paese era diventato un residuo fisso, una precipitazione inerte. Solo i documentari marini realizzati dagli altri Paesi poterono continuare a raccontarlo. Fu proprio allora, forse per esigenze di posizionamento del prodotto, che scelsero di ribattezzarlo Atlantide, quando nella terza fascia serale di una domenica estera scorrevano le immagini: dal loggiato di un anfiteatro millenario, ormai impero di coralli, occhieggia un pesce lanterna, mentre alcuni metri sopra, pinneggiando, sorvola capitolina una chimera striata di blu.
Fine
14:04
Scritto da: demerzelev
in satira | Link permanente | Commenti (2)
|
Segnala
| Tag: de profundis, italia, affondamento, abisso | OKNOtizie |
Facebook



