Esorcismo e Liberazione

Eccoci qua, a pubblicizzare il meritevole secondo numero della rivista Bile, ovvero l’oggetto digitale più odiato dalla critica letteraria e dagli opinion leader del settore, in cui è ospitato un mio racconto squallido e di pessimo gusto, intitolato Esorcismo e Liberazione. Protagonisti Padre Amorth, un monaco servitore e Roberto Formigoni. 

 

 

Qua sotto invece vi propongo il racconto vero e proprio, in tutta la sua originale lunghezza (circa il doppio rispetto alla versione nella rivista). Disclaimer, caso mai a qualcuno venisse in mente di darmi fuoco: i personaggi sono tutti veri ma non è detto che siano quelli che pensate voi. E’ pieno di omonimi il mondo. Le azioni narrate in compenso sono frutto della mia fantasia, ma se per caso risultassero identiche alla realtà, beh, non è colpa mia. 

Comunione e Liberazione

 

Come stai oggi Padre Amorth?

Questo si chiedeva ogni giorno davanti allo specchio il vecchio prete, mentre nella superfice riflessa incombevano su di lui capri cornuti ricoperti di piercing arrugginiti, demoni alati dalle creste aguzze impastate di mestruo, calabroni obesi, flatulenti e omosessuali, serpenti muscolosi tatuati, aborti di barracuda famelici, malati terminali di SLA immobili e zolfescenti sullo sfondo, più altre entità immaginarie promiscue intente in attività perverse e truculente, scaturite dalle memorie della sua ormai ultradecennale esperienza di esorcista e da quella che considerava una sana repulsione per ogni manifestazione della modernità di quel mondo votato a Satana che solo lui, ne era convinto, contrastava.

“Come stai oggi Padre Amorth?”

Era una domanda fondamentale, sapeva. Dalla risposta che si dava allo specchio ogni mattina dipendeva l’esito della sua crociata quotidiana. Le rughe del suo volto erano le cicatrici di un generale che usava i Padre Nostro come kalashnikov, il rosario come lancia granate, il segno della croce come krav maga e l’acqua santa come napalm. Il suo sguardo era insostenibile come gli altopiani afghani per un soldato americano con disturbo post traumatico. Era il mujahidin schierato contro l’importazione della demoniocrazia.

Lasciò che la furia dei Troni e delle Dominazioni si abbattesse con la sua santa deflagrazione su quell’immaginario demoniaco mattutino. Chiamò gli Arcangeli a finire pietosamente quella massa mentale figlia dell’abominio e di Lady Gaga. Infine distese gli angoli della sua bocca in un sorriso alato, fino ad assomigliare all’Angelo Sterminatore con la trollface.

“Sto bene, mi piace l’odore di apocalisse al mattino”, si rispose gagliardo.

Seduto sul cesso si trovò a sfogliare un fumetto di Don Zauker, ultimo cimelio rimasto dall’esorcismo di un comico di mezz’età posseduto in maniera scarsa da Petrolini. Padre Amorth leggeva diffidente, altezzoso, sdegnato. Finita la defecatio, strappò una pagina da quell’albo e ci si pulì il culo. La carta patinata gli raschiava le emorroidi per l’anima che rischiarava nella sua componente penitente.

 

Viaggio da Roma a Milano. In Interregionale, 9 ore, due cambi. Gli piace. Leggere a voce alta l’Apocalisse di Giovanni a ripetizione è un ottimo modo per rendere virtuoso fin da subito quel viaggio senza perdere tempo nella sua opera di purificazione delle anime. I suoi compagni di scompartimento scendevano sconvolti. E questo era bene. Alcuni lasciavano la carrozza in preda al panico. E questo era meglio. Uno scappò di corsa e dovette inseguirlo per tutti i vagoni recitando con la Bibbia in mano. In lui aveva riconosciuto il germoglio di un demone vegetale che l’avrebbe presto ridotto a vagare rimbambito per le foreste e a copulare ebbro di vino con ninfe naif dietro ai cespugli. Andava estirpato. Per questo non si ritenne soddisfatto finchè raggiunto e benedetto non lo fece piangere e chiamare la mamma. “Ora la Vergine lo ascolterà”, pensava il Padre tornando al suo posto.

Il caso che doveva sistemare questa volta era molto delicato. Si trattava di un politico lombardo: Roberto Formigoni. Gli era stato descritto in preda a deliri di onnipotenza sessuale mistica, celata sotto un’apparente sottomissione alla più ferrea morale cristiana e ai terapisti d’immagine. 

Giunto alla casa borghese dove l’uomo dello scandalo era stato nascosto, venne accolto in salotto dal monaco domestico, un misto fra Sant’Ambrogio e il maggiordomo della Ferrero Rocher, che dopo una serie di salamelecchi cattolici e un caffè come pure a Milano sanno fare, con la ricetta che a Ciccirinella compagno di cella gli ha dato la madre superiora, il chierico cominciò a raccontare le manifestazioni diaboliche che avevano finora caratterizzato la possessione, mentre Padre Amorth con l’ausilio di uno stecchino, combatteva contro un grassetto di prosciutto rimastogli incastrato tra i denti dal pranzo.

Il povero posseduto aveva più volte sostenuto di voler riformare il segno della croce scrivendo come con una spada alla Zorro, delle grandi F nell’aria della stanza inspiegabilmente salmastra, da porticiolo in Costa Smeralda. Soffriva inoltre di vomito violento in cui si riscontravano tracce di seta multicolore con fantasie ributtanti e vagamente frufrù. Infine, oltre ad altre minori manifestazioni diaboliche, come l’uso compulsivo dei social networks, si autosodomizzava ripetutamente per mezzo di un crocifisso con dildo in fonto urlando “Fatti inculare da Gesù.” Il monaco domestico riferendogli quest’ultimo increscioso fatto non riuscì a trattenere una lacrima di candore, che gli sgorgò dal meato uretrale. 

Il Padre era sul punto di chiedere al monaco da dove provenisse quell’oggetto ibrido, quando all’improvviso, dalle scale che davano sul soggiorno cominciò a sentirsi un precipitoso rumore di passi. Formigoni stava scendendo gli scalini camminando a quattro zampe completamente rivoltato sulla schiena. Una scena raccapricciante, che si concluse quando, mettendo una mano in fallo, crollò giù per le scale contundendosi e tumefacendosi più volte, rischiando l’osso sacro del collo. Quella era una performance diabolica per dodicenni. Ci sono cose che a 64 anni non puoi fare nemmeno se ti abita dentro un demone.

Dopo aver riportato in camera il padrone dolorante e rantolante, il monaco proruppe in un clamoroso pianto di sfogo davanti a Padre Amorth. Era sfinito, non poteva più vedere quell’uomo in quello stato. Confidò con un po’ di vergogna di aver anche provato la via della scienza per farlo guarire, portandolo in una clinica privata. Ma al San Raffele, disse, la cosa sembrò solo peggiorare e dovettero interrompere le cure, nonostante l’insistenza di Don Verzè. A quel nome Padre Amorth emise un singulto misto a un ruggito. Il monaco rimase interdetto nel dubbio che si trattasse di normale peristalsi gastrica o di conflitti reconditi tra il presbitero imprenditore e l’esorcista, che comunque nel frattempo aveva elaborato la strategia liturgica per trattare quel particolare caso.

Non c’era tempo da perdere, l’esorcismo andava eseguito il prima possibile. I due uomini di Chiesa raggiunsero nella sua camera un Formigoni delirante, completamente nudo nel letto a baldacchino. Il lungo rituale poteva cominciare: il domestico venne messo a recitare ad libitum padrenostri e avemarie, mentre l’esorcista tirò fuori da una borsa una grossa busta contenente un chilo di ostie e un boccione da due litri di vino consacrati, dando quindi inizio ad una grande abbuffata, in memoria di Cristo. Dopo mezz’ora il Padre era pieno di transustanziazione e ubriaco come lo spirito di Piero Ciampi. Doveva solo aspettare che la volontà di Dio si compisse attraverso il suo corpo. 

 

Passavano le ore mentre gemendo e sorridendo il posseduto parlava di cose sconnesse chiare come l’arabo per i due clericali:

“Multimedia… maggioritario… li batteremo sempre…”

Intanto Padre Amorth aveva preso a pronunciare un’apotropaica formula in latino:

“Spiritus spiritus actiregularis…” 

Le due litanie andavano avanti a oltranza:

“…termovalorizzatore… social networks…”

“…bifidus bifidus geppicucciaris…” 

“…appalti… programmi radio… personalizzazione… fanclub… mettersi in gioco…”

“…mater dominae alvi… mater dominae alvi… activia… activia!” 

“Il cristianesimo è la religione massima che aiuta a valorizzare la libertà di tutti e ad aiutare ciascuno a raggiungere il proprio destino e le proprie finalità…”

In quel preciso momento l’esorcista si accorse che la grazia di cui si era fatto tramite era pronta e dopo un cenno d’intesa con l’Ambrogio balzò agile e leggiadro sul letto. Il compagno immobilizzò Formigoni utilizzando una presa vista in televisione da The Undertaker, la Hell’s Gate, permettendo a Padre Amorth di alzarsi la gonna e sgonfiargli addosso il suo intestino. L’indemoniato si dimenava spandendo la merda santa ovunque senza riuscire a liberarsi. Dalla manica Amorth tirò fuori un’insospettabile rosa rossa e la lanciò con fare tanguero sul crocifisso-dildo poggiato sul comodino. Tutto stava andando secondo i piani: cacca al diavolo e fiori a Gesù.

Finito di defecare l’esorcista si portò fronte all’indemoniato e gridando “Plin-plinus!” prese a pisciarci sopra. Mossa sbagliata: l’urina permise al corpo del posseduto di scivolare e divincolarsi dalla presa. Un secondo dopo era già su Amorth con le mani sul suo collo, cercando di soffocarlo. Fu allora che l’Ambrogio, dall’esistenza tutto sommato mediocre fino a quel momento, compì un gesto tanto pio ed eroico che se non fosse per la burocrazia Vaticana sarebbe già beato ora che stai leggendo questo pezzo: posizionatosi alle spalle del Formigoni constrictor, si alzò la tunica e prese a masturbarsi con una rapidità e una forza tale che Padre Amorth, al processo di beatificazione, testimonierà di aver visto tutt’attorno a lui una luce abbagliante, segno della grazia divina che in quel momento gli guidava la mano. 

Ma non c’era tanto tempo, le dita del demone erano a pochi millimetri dallo spaccare la carotide di Amorth. Per velocizzare ancora di più l’eiaculazione il nobile fraticello prese a stringersi le palle, causandosi un dolore mistico che unito alla frizione penica stava fungendo allo scopo. Doveva fare in fretta, la vita dell’esorcista era nelle sue mani. Allora l’Ambrogio andò più veloce e strinse più forte. Si sentivano i rantoli del Padre ormai in agonia. Ancora più veloce e ancora più forte.

Successe tutto in un secondo: nella foga estatica il monaco si lacerò lo scroto e si spappolò i testicoli, gettando un grido di dolore che rincoglionì la stanza, contemporaneamente un fiotto di sperma volò sulla schiena di Formigoni come la piuma di una colomba. Al contatto con quel liquido seminale bollente, iridescente, l’indemoniato si placò all’istante, come svuotato. Lasciò così la presa dal collo dell’esorcista e si accasciò esanime, svenuto. Padre Amorth tossiva quel poco di respiro che aveva, mentre le mani dell’Ambrogio erano zuppe di sangue e i suoi testicoli gli scivolavano come fichi rotti dalla sacca scrotale a brandelli. Accanto a loro il Presidente della Regione già dormiva come un angioletto. Quando realizzarono l’accaduto, il monaco in lacrime e il prete cianotico scoppiarono in una risata liberatoria. Tutti erano ricoperti di sangue, merda, piscio e sperma. Era stato un lavoro sporco, ma l’esorcismo era riuscito.

 

“E’ certo che non c’è cosa più diabolica di utilizzare il nome di Dio per portare a compimento le intenzioni del demonio”, avrebbe confidato Amorth al monaco mentre veniva medicato da una suora crocerossina lestamente chiamata per l’occasione. “Grazie al tuo sacrificio oggi il male ha perso la sua battaglia”, così lo salutò, mentre uscendo da quella casa scorreva a mente i prossimi casi che lo aspettavano nelle settimane seguenti:

Paolo Brosio, Claudia Koll, Pippo Franco, Nicola Legrottaglie, Lorena Bianchetti, Angelo Bagnasco, Tarcisio Bertone.

 

Fine

 

holy shit

 
 
Demerzelev

 

Esorcismo e Liberazioneultima modifica: 2011-11-18T16:05:00+00:00da demerzelev
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